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CAMUSSO E MARCEGAGLIA

Ccnl metalmeccanici e leggi “ad Aziendam” - Il padronato alla resa dei conti!  

Scritto da Paolo Brini  (Cc Fiom)  

Giovedì 23 Giugno 2011

 

Il grande successo dello sciopero generale del 6 maggio ha sortito sul gruppo dirigente Cgil l’effetto diametralmente opposto a quello che razionalmente ci sarebbe potuto aspettare. Anziché adottare una linea più conflittuale, il Direttivo Nazionale Cgil il 10 maggio ha approvato una proposta di modello contrattuale che rappresenta una capitolazione totale ai diktat padronali.

La Cgil infatti si rende disponibile ad accettare che i contratti nazionali siano più “leggeri” demandando alle Rsu la contrattazione di tutta una serie di norme oggi regolate dal contratto nazionale. In sostanza una formula diversa per dire la stessa cosa che Confindustria ha sempre preteso dall’accordo separato del 2009 in poi: deroghe al contratto nazionale, ovvero sua demolizione.

Come se non bastasse, in quel testo la confederazione si rende disponibile a parlare di “esigibilità” degli accordi (pur escludendo la limitazione al diritto di sciopero) in cambio di un accordo sulla rappresentanza. Non sfugge a nessuno che questo documento è in netto contrasto con le linee guida che la Fiom si è data per il rinnovo del contratto nazionale in scadenza a fine anno.

Tuttavia ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere nel constatare che nonostante queste gravissime aperture, Confindustria non sia mai contenta ed alzi costantemente l’asticella. Ora vuole risolvere le questioni a colpi di leggi cosiddette “ad Aziendam”. Perciò non è più interessata alla calata di braghe della Cgil, vuole di più, anzi vuole proprio tutto!

Del resto il problema da risolvere è sempre e solo uno: annientare i metalmeccanici e la Fiom.

 

Leggi “ad Aziendam”

Due sono i temi sul piatto, assolutamente interdipendenti tra loro. In primo luogo la richiesta di una legge che possa permettere alla Fiat di non perdere la causa che la Fiom ha intentato contro l’accordo sulla Newco di Pomigliano, Mirafiori ed ex-Bertone. Dall’altro, appunto, il rinnovo del contratto nazionale del 2008, quello firmato anche dalla Fiom, che nelle scorse settimane è stato riconosciuto valido e tutt’ora in vigore anche da diverse sentenze in sede di tribunale.

Attraverso un avviso comune tra le “parti sociali”, che il governo dovrebbe poi tradurre in termini legislativi, Confindustria vuole far approvare una legge che da un lato imponga la valenza dei contratti aziendali come sostitutivi di quelli nazionali e dall’altro vuole che, attraverso uno scambio di facciata sul tema della rappresentanza sindacale, si arrivi in realtà a limitare fortemente il diritto di sciopero, attraverso la cosiddetta esigibilità degli accordi. In questo modo, l’idea sarebbe quella sia di accontentare la Fiat (furibonda e sempre più in procinto di lasciare l’associazione padronale) e rendere valido l’accordo sulla Newco, e sia disinnescare la vertenza sul rinnovo del contratto nazionale da parte della Fiom imponendo per legge un modello contrattuale che stabilisca la fine del contratto nazionale.

A tale aberrante disegno, come fedeli servitori, hanno risposto prontamente i sindacati complici Cisl e Uil. In una gara a chi è più realista del re la Uil ha già disdettato l’accordo del 93 sulla elezione delle Rsu, sancendo definitivamente che è suo intento imporre il regime Fiat in tutti i settori e a tutti i lavoratori.

D’altro canto la Cgil pare come un pugile suonato, senza alcuna volontà di opporsi a tutto ciò, senza alcuna strategia di controffensiva, ma promuovendo sempre e solo la linea del “dialogo” (ma con chi?) e della “responsabilità” ( ma verso chi?) e rincorrendo sul loro terreno padroni, Cisl e Uil.

 

Il rinnovo del contratto nazionale e la Fiom

È facile intuire come in questo contesto il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici assuma una valenza generale e di portata epocale. Anche dall’esito di questa vertenza si potranno determinare il futuro  e le sorti del movimento operaio nel nostro paese.

Per questo il percorso che si è scelto per la stesura della piattaforma è differente rispetto al passato. L’obbiettivo è quello di coinvolgere i lavoratori non solo al momento del voto nel referendum di ingresso, ma ancor prima nella stesura della piattaforma stessa. Per questo il mandato del Comitato Centrale è stato di utilizzare i mesi di luglio e settembre per far assemblee in tutte le fabbriche e fare attivi di delegati in tutte le zone per aver il massimo di partecipazione operaia a questa vertenza fin dalla sua fase iniziale. L’assemblea nazionale di Cervia del 3 e 4 Febbraio ha fornito una griglia di temi generali su cui discutere, ed è ora compito della base riempirla di contenuti e rivendicazioni. Il senso generale è quello di una piattaforma che ribadisca tutta la forza e il ruolo del contratto nazionale, respingendo qualsiasi ipotesi sia di contratto leggero che di deroghe. A tale proposito non possiamo che condividere e ritenere qualificante per il proseguo della vertenza la dichiarazione di voto contraria fatta dal compagno Landini all’ultimo Direttivo Nazionale Cgil in merito alla proposta di modello contrattuale avanzata dalla confederazione. Landini ha ribadito che non è possibile dare alle Rsu la facoltà di poter contrattare in deroga al contratto nazionale così come nella sostanza si evince dal testo della Cgil. I più attenti di certo noteranno che questa presa di posizione assolutamente giusta è in palese contraddizione con quanto deciso dalla Fiom stessa in merito alla vicenda della ex-Bertone.

 

Contratto Nazionale e vertenza Fiat: costruiamo la lotta nelle fabbriche

Chi scrive ritiene assolutamente positiva la scelta della Fiom di creare una grande partecipazione di massa alla stesura di questa piattaforma. Ci auguriamo che davvero il percorso nelle fabbriche venga svolto da tutti i territori con attenzione e serietà. Per parte nostra abbiamo ragionato, come già anticipato a Cervia, su alcuni temi che debbono divenire parte integrante della piattaforma. Per sommi capi li possiamo sintetizzare come segue.

Una rivendicazione salariale adeguata che punti ad una reale redistribuzione della ricchezza e che sancisca la fine dell’epoca dei salari legati alla produttività. Una lotta implacabile agli infortuni e morti sul lavoro dando a lavoratori ed Rsu piena titolarità decisionale in merito alla metrica ed alla organizzazione del lavoro. Lotta alla repressione in fabbrica riscrivendo completamente la struttura che regola la disciplina sul luogo di lavoro: non può essere l’azienda avvocato di accusa e giudice contemporaneamente.

Lotta ai licenziamenti ed alla disoccupazione attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Alla linea di Marchionne del “lavorare di più in di meno” rispondiamo con la linea “lavorare meno, lavorare tutti”.

 

La Maserati come esempio da seguire

Il nostro compito non è solo costruire una piattaforma all’altezza della situazione. Dobbiamo soprattutto costruire i rapporti di forza e la mobilitazione nelle fabbriche. Da questo punto di vista, dopo la straordinaria mobilitazione degli operai della Fincantieri, oggi è la Maserati di Modena a dare un esempio importantissimo.

In una fabbrica che fa fare alla Fiat enormi profitti, anche quest’anno i lavoratori non percepiranno un euro di Premio di Risultato e soprattutto non sanno ancora quale sarà il destino della loro fabbrica. Per queste sacrosante ragioni in questi giorni gli operai Maserati sono scesi in sciopero. Scioperi a scacchiera e gatto selvaggio, studiati in modo da far ritorcere contro l’azienda la loro stessa metrica di lavoro WCS. Con un’ora di sciopero al giorno ben organizzata hanno mandato la produzione in tilt e dato prova di grande coraggio e forza. Se vogliamo vincere la battaglia con Fiat e con Confindustria sono questi gli esempi che dobbiamo seguire ed imitare in tutte le aziende.

 

Pubblicato il 26/6/2011 alle 20.53 nella rubrica diario.

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