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11 giugno 2011
Grecia: Rivoluzione in corso!
La Grecia sulla soglia di una situazione rivoluzionaria PDF Stampa E-mail
Internazionale
Scritto da Stamatis Karagiannopoulos, da Atene   
Martedì 07 Giugno 2011 

 

Domenica è stata posta una pietra miliare nella situazione sociale e politica in Grecia e in tutta Europa. Impressionanti mobilitazioni hanno sconvolto il paese: mezzo milione ad Atene, migliaia di persone a Salonicco, Patrasso, Larissa, Volos, Heraklion… Questa situazione pone la Grecia sulla soglia di una situazione rivoluzionaria. Significa che, per la prima volta da decenni, i paesi capitalisti sviluppati d’Europa si trovano di fronte alla prospettiva di una rivoluzione di dimensioni continentali.

 Mezzo milione ad Atene - Sommosse in tutto il paese

La manifestazione di ieri ad Atene, oltre alle sue dimensioni impressionanti, aveva molti elementi nuovi. Il disagio e la rabbia cieca che hanno caratterizzato i primi giorni del movimento hanno lasciato il posto all’entusiasmo. Le masse hanno acquisito un senso di fiducia sulla base della  dimostrazione della propria forza collettiva. Mentre in un primo momento ci si concentrava sul concetto di un popolo silenzioso arrabbiato, ieri il clima era cambiato. La gente hanno gridato slogan geniali contro il governo e la “troika”, e ovunque si sono formati spontaneamente gruppi in cui ognuno voleva esprimere un parere sul movimento e sui prossimi passi da intraprendere.

Allo stesso tempo, nella parte più avanzata dei manifestanti, soprattutto nei giovani, era evidente l’interesse a cercare una soluzione politica per il “giorno dopo”. Questo spiega l’enorme interesse a partecipare all’Assemblea del popolo di piazza Syntagma, a cui hanno preso parte 10.000 persone, pazientemente in attesa di intervenire, anche se ben pochi sono stati in grado di farlo.

Dalle 9.30 in poi, la densità di persone presenti ha reso impossibile anche avvicinarsi al luogo dell’assemblea. L’elemento predominante nel corso della riunione è stato il susseguirsi delle opinioni spontanee espresse da lavoratori comuni, disoccupati e giovani che sottolineavano la necessità di proseguire la lotta.

 Sono state fatte molte proposte: “ assediare il parlamento il giorno in cui saranno poste in votazione le misure di austerità”, “lottare per organizzare assemblee popolari in ogni quartiere”, “mettere in pratica la decisione dell’Assemblea del Popolo di uno sciopero politico ad oltranza”,”combattere la propaganda dei media con una campagna organizzata nei quartieri e nelle piazze”. Su un punto erano tutti d’accordo: “domenica prossima ci saranno un milione di persone nelle strade di Atene!”.

 La situazione diventa rivoluzionaria

Le masse stanno irrompendo sulla scena in modo drammatico e sono costantemente in prima fila. Il clima nei quartieri popolari, questa settimana, mette in evidenza il potenziale per assemblee di massa. L’entusiasmo delle proteste è arrivato in ogni luogo di lavoro, mettendo così sotto tremenda pressione i dirigenti dei sindacati perché facciano qualcosa. Già la direzione del GSEE ( la confedeerazione dei lavoratori del settore privato, ndt) è stata costretta a indire uno sciopero di 24 ore per il 9 giugno di tutte le aziende che stanno per essere privatizzate. Per la prima volta questi lavoratori saranno impegnati in un’azione coordinata, mentre un altro sciopero generale di 24 ore è stata annunciato per il 15 giugno.

Di sicuro questo sciopero generale sarà diverso da quelli che abbiamo visto l’anno scorso. Giungendo come parte della generale esplosione del movimento di massa che si è sviluppato nelle piazze, si avrà una partecipazione molto maggiore rispetto a quella vista in precedenza nel settore privato. E sarà combinato con la protesta popolare più diffusa degli ultimi decenni. Questo sciopero non mobiliterà solo una parte della classe operaia, ma tenderà ad abbracciare la grande maggioranza della classe lavoratrice e dei sindacati. Metterà il proletariato alla testa di una lotta che non è solo una lotta per rivendicazioni economiche, ma una lotta politica delle masse nelle strade. Questo sciopero, pertanto avrà una sua tendenza a diventare uno sciopero generale ad oltranza, a prescindere dalle intenzioni della burocrazia.

 Che cos’è una situazione rivoluzionaria?

Negli scritti di Lenin e Trotskij troviamo la definizione di una situazione rivoluzionaria. Nel suo libro Il fallimento della Seconda Internazionale (del 1916), Lenin spiega:  “quali sono, in generale, i sintomi di una situazione rivoluzionaria? Non ci sbagliamo certamente se indichiamo i seguenti tre sintomi principali: (1) è impossibile per le classi dominanti mantenere il loro dominio senza alcun cambiamento, quando c’è una crisi, in una forma o nell’altra, tra le “classi superiori”, una crisi della politica della classe dirigente, che porta a una spaccatura attraverso la quale il malcontento e l’indignazione delle classi oppresse possono esplodere. Perché si abbia una rivoluzione, di solito, non è sufficiente che “le classi oppresse non vogliano” vivere alla vecchia maniera, ma è anche necessario che “le classi superiori non siano in grado di” vivere alla vecchia maniera; (2) quando la sofferenza e i bisogni delle classi oppresse sono cresciuti più acutamente del solito; (3) quando, a seguito delle cause di cui sopra, vi è un notevole aumento dell’attività delle masse, che si lasciano derubare senza lamentarsi in “tempo di pace”, ma, in tempi turbolenti, sono spinte da tutte le circostanze della crisi e dalla “classe superiore” a un’azione storica indipendente. “..... L’insieme di questi cambiamenti obiettivi è definita una situazione rivoluzionaria. Tale situazione si era verificata nel 1905 in Russia, e in tutti i periodi rivoluzionari in Occidente...”

Trotskij nel 1940, nel Manifesto della comnferenza d'emergenza della Quarta Internazionale sulla guerra imperialista  ha spiegato le condizioni necessarie per la vittoria del proletariato:

Le condizioni di base per la vittoria della rivoluzione proletaria sono state stabilite dall’esperienza storica e chiarite teoricamente: (1) l’impasse borghese e la confusione della classe dirigente, (2) la forte insoddisfazione e la tensione verso un cambiamento decisivo nei ranghi della piccola borghesia, senza il cui sostegno la grande borghesia non si può mantenere, (3) la coscienza della intollerabilità della situazione e la disponibilità ad azioni rivoluzionarie nelle file del proletariato; (4) un programma chiaro e una direzione forte dell’avanguardia del proletario, queste sono le quattro condizioni per la vittoria della rivoluzione proletaria”.

Tutti questi elementi si sono sviluppati in Grecia, oggi. La classe dominante comincia a capire che non può governare come prima; mentire e ingannare le masse, cioè con i vecchi, dolci, mezzi “democratici”. La sofferenza e l’indignazione delle masse stanno crescendo da lungo tempo. Le masse hanno già cominciato a muoversi indipendentemente dalla classe dirigente.

La classe dirigente si trova in uno stato di confusione senza precedenti a causa della situazione di stallo. Sono assolutamente incapaci di giungere a una strategia unitaria. Alcuni dicono: “dobbiamo assolutamente arrenderci ai creditori stranieri e vedere poi cosa fare”; altri sostengono che la Grecia dovrebbe “rinegoziare con la troika”, mentre altri ancora dicono che si deve “uscire dall’euro per rafforzare la competitività del paese”. Alcuni dicono: “formiamo un governo di unità nazionale”, mentre altri ancora esortano Papandreou a continuare a svolgere il lavoro sporco finché non lo cacceranno a pedate. Alcuni stanno anche segretamente studiando la possibilità di un colpo di stato, nel tentativo di mettere un freno al movimento delle masse. Questo scenario è stato delineato in un rapporto della CIA finito sulla stampa borghese la scorsa settimana.

La diserzione di 16 deputati del Pasok sulla questione di nuovi tagli e di nuove tasse, dimostra che la pressione del movimento ha destabilizzato totalmente la maggioranza parlamentare. Nuova Democrazia e Laos (rispettivamente il principale partito borghese e una formazione di estrema destra, ndt), temendo di finire a fondo con la nave che affonda del governo Papandreou, si mantengono a debita distanza dal governo, cercando di speculare sul risultato delle future elezioni.

Il pilastro tradizionale della borghesia, le classi medie, si sono radicalizzate e sono ora nelle piazze. Il proletariato ha mostrato a più riprese la disponibilità ad agire. Tutti gli elementi fondamentali di una situazione rivoluzionaria sono maturati. L’unica cosa che manca è un chiaro programma e una direzione forte dell’avanguardia proletaria. È ciò che serve per convertire rapidamente la situazione rivoluzionaria in una rivoluzione vittoriosa che espropri gli sfruttatori ed elimini il capitalismo, mettendo in moto un movimento che può portare alla vittoria del socialismo in Grecia, nel Mediterraneo e in tutta Europa.

 I vertici della sinistra si comportano in modo criminale

Fin dall’inizio del movimento di massa nelle piazze, i dirigenti della sinistra hanno adottato un atteggiamento inaccettabile. La direzione del partito comunista invia ultimatum a chi si trova in piazza, esortandoli a “fare finalmente le giuste proposte politiche!” (vedi articolo principale nel quotidiano del partito Rizospastis il 3 giugno). Il compito della direzione del partito comunista non è quello di chiedere al movimento di “fare proposte politiche giuste”, ma di partecipare attivamente al movimento, per cercare di aumentare la coscienza e di aiutare le masse a formulare le rivendicazioni corrette.

Venerdì scorso, i dirigenti stalinisti del partito comunista si sono mostrati per ciò che sono di fronte agli occhi di migliaia di persone riunite in piazza Syntagma. Quel pomeriggio, si concludeva in quella piazza una manifestazione del PAME, la frazione sindacale del partito comunista. Alla fine hanno fatto un discorso di 15 minuti, durante i quali il partito ha invitato il popolo riunito in piazza a “fidarsi solo del PAME”.  Finito il discorso, per evitare i manifestanti in piazza si mischiassero con i lavoratori comunisti, gli organizzatori del PAME hanno ordinato ai membri della gioventù comunista di formare un cordone per poi abbandonare subito la piazza. In questo modo, la direzione stalinista del partito ha dimostrato chiaramente la propria incapacità organica di connettersi al movimento reale delle masse. Hanno dimostrato che lo considerano semplicemente un mezzo per rafforzare la posizione elettorale del partito.

D’altra parte, la leadership di SYRIZA (il fronte elettorale del Synaspismos, ndt) si rifiuta di entrare apertamente e coraggiosamente nel movimento. È un errore molto grave limitarsi a chiedere le elezioni, senza fare alcuna proposta su come sviluppare ulteriormente il movimento, quando la gente è nelle piazze, si auto-organizza, è pronta a sbarazzarsi del governo e pure della “troika”. Anche il CC del Synaspismos, nella riunione del 19 maggio, ha preso un atteggiamento scorretto, chiedendo ai membri del partito di partecipare al movimento camuffandosi come “senza partito”, “in questo movimento partecipiamo come cittadini, cercando di ascoltare e imparare, prendiamo parte e uniamo la nostra voce a migliaia di cittadini arrabbiati in ogni piazza del paese...”.

La base dei partiti di sinistra dovrebbe opporsi a questo atteggiamento dannoso. La posizione del compagno Alexis Tsipras (presidente del Synaspismos) e della compagna Aleka Papariga (segretaria del KKE), non deve limitarsi ad essere espressa nelle sedi del partito e nelle trasmissioni televisive. Il posto dei dirigenti della sinistra in questi momenti è in piazza Syntagma e nelle altre piazze. Se la sinistra non riesce a partecipare apertamente e coraggiosamente al movimento, con idee e suggerimenti appropriati che aiutino ad arrivare alla vittoria finale e a rovesciare il sistema della schiavitù capitalistica, il nucleo del movimento sarà occupato da ogni sorta di “patrioti” professionisti e piccolo-borghesi che stanno cercando di oscurare il contenuto sociale del movimento, sostituendo la lotta di classe con la confusione nazionalista.

 La classe operaia deve condurre la lotta!

L'esplosione di questo movimento di massa nelle piazze, ha trovato il movimento dei lavoratori in una situazione di fatica e di frustrazione, soprattutto a causa del ruolo devastante della burocrazia sindacale, che ha cercato fino ad ora di disinnescare l’umore militante di centinaia di migliaia di lavoratori con uno sciopero generale di 24 ore ogni tanto. Così, naturalmente, l’iniziativa nella lotta contro il governo e la “troika”, è passata dai sindacati a più ampi settori della popolazione, non coinvolti nelle mobilitazioni di questi ultimi anni.

Disoccupati laureati, disoccupati qualificati e non qualificati, giovani senza esperienza lavorativa, la classe media devastata dalle tasse e dalle banche predatrici e dal crollo del mercato, lavoratori senza alcuna appartenenza sindacale o politica, studenti che hanno appena iniziato a politicizzarsi, pensionati e casalinghe: persone provenienti da tutti gli strati popolari della società costituiscono la base principale di questo movimento di massa nelle piazze.

Questi settori rivelano uno stato d’animo fresco e combattivo. Non hanno sopra di loro dirigenti burocratici che mettano un freno alla mobilitazione e, finora, hanno creato un movimento che ha dimostrato di essere persistente e duraturo. D’altra parte, come è perfettamente naturale questi strati, insieme con la rabbia esplosiva e con la militanza, mostrano inesperienza nelle proteste di massa e sono alla disperata ricerca di adeguate domande politiche, metodi di lotta corretti e rivendicazioni politiche specifiche.

In tali circostanze, pertanto, la necessità di un contributo specifico della classe operaia e del movimento operaio alla lotta è determinante. La decisione dell’Assemblea del Popolo di piazza Syntagma di proclamare lo sciopero generale esprime chiaramente questa esigenza. Senza paralizzare i centri vitali dell'economia capitalista, non ci può essere alcun cambiamento fondamentale nella società. Ma ben poco è stato fatto fino ad ora per portare avanti la rivendicazione dello sciopero generale politico.

La maggior parte dei leader dell’Assemblea Popolare in piazza Syntagma, mantengono la falsa impressione che lo sciopero generale è soltanto un ausilio alle manifestazioni nelle piazze. In realtà, esso rappresenta una escalation decisiva della lotta e ne riflette una nuova e superiore fase. Bisogna capire che lo sciopero generale non può essere organizzato scandendo slogan davanti alle sedi sindacali e ai luoghi di lavoro, ma deve scaturire dalle esigenze degli stessi lavoratori attraverso i sindacati e i luoghi di lavoro.

Nei quartieri operai e nelle fabbriche, occorre eleggere comitati per preparare lo sciopero. Questo è l’unico modo per garantire il suo successo. Infine, è fondamentale chiarire che uno sciopero generale politico porterà alla caduta del governo. Non deve portare al potere un governo di arrivisti politici borghesi, ma di rappresentanti eletti del popolo che emergono dal movimento stesso.

Pertanto, l’organizzazione democratica del movimento è una questione cruciale, non solo per la crescita, ma anche per la soluzione della questione del potere, per dare voce agli interessi e alle aspirazioni della classe lavoratrice indignata. Le opinioni presentate da diversi gruppi di intellettuali all’interno del movimento su “procedure dirette” e la “democrazia attraverso sms e e-mail”, che sono presentati come “democrazia diretta”, non hanno nulla a che vedere né con le rivendicazioni immediate né con la democrazia.

Ciò di cui abbiamo bisogno ora è questo:

-    assemblee popolari in ogni quartiere, assemblee nei luoghi di lavoro per eleggere comitati d’azione revocabili in ogni momento;

-    assemblee popolari nelle piazze centrali di tutte le grandi città, composte da rappresentanti eletti e revocabili dei quartieri e dei luoghi di lavoro;

-    creazione di un comitato centrale nazionale eletto dai rappresentanti delle assemblee popolari delle diverse città anch’esso revocabile.

Infine, al centro della lotta occorre porre due rivendicazioni:

-    la completa cancellazione del debito creato dai ladri e sfruttatori greci ed esteri!

-    per abolire per sempre l’incubo del debito, della povertà e della disoccupazione è necessario socializzare la proprietà e il controllo dei centri finanziari e della ricchezza del paese (banche, assicurazioni, infrastrutture, trasporti e grandi imprese di ogni settore), attraverso il controllo democratico dei lavoratori, come passo avanti per la vittoria della rivoluzione in tutta Europa e nel mondo!


Visita il sito:   www.marxismo.net
 

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